about


Etimoscopio (from the Greek ἔτυμος - "real", "true" and σκοπέω - "I observe")

 

My work is based on the observation of reality, as it appears through light and dark, in an attempt to reveal its deepest nature, the relation between the formal sign and its perceived meaning. 

Unruly ink marks (similar to engraving, cuts, holes), made with a traditional nib pen to highlight their imperfection, form in their chaotic arrangements an impression, a recognizable image. 

The paper used is thick and rough, its grain making up a landscape of its own.

Silence is conveyed through the use of white space and monochrome, in opposition with the eccessive stream of data and visual stimuli imposed by the contemporary world. The attempt is to let things, and the matter of which they are made, speak for themselves, catching those aspects that, through intuition, interest the human conscience. 

The absence of color recalls a neutral body, open to multiple interpretations, linked to theatre, to a spectral essence, to a suspension of time and space. A process which is close to photography, as an image which comes out of the action of light. "The original truth of black and white", as suggests Roland Barthes.

In analog photography, silver gelatin's sensibility to light enables to fix on a support the actual rays coming from an object and to reveal them at the end of a unique chemical manual process, inextricably linked to that precise moment in time and space. Hand drawing on paper has similar implications, as an authentic, imperfect, fragile and perishable product, unrepeatable and human-like in its singularity. 

Without a clear distinction between form and void, figure and abstraction, tangible reality and shadow,  immobility in time materializes, like a disturbing presence here and now. On the background the violence, irrationality and powerlessness which characterizes human history and predict its end, imminent, or maybe already occurred. 

 

 


 

Etimoscopio  (dal greco ἔτυμος - “reale”, “vero” e  σκοπέω - “osservo”)

 

Il mio lavoro si basa sull'osservazione della realtà, come ci appare attraverso il chiaroscuro, nel tentativo di rivelarne la natura più profonda, la relazione tra il segno formale e il significato percepito. 

Disordinati segni a china (simili a incisioni, tagli, buchi) realizzati con un tradizionale pennino a inchiostro per accentuarne l'imperfezione, compongono nel loro disporsi caotico un’impressione, un’immagine dotata di senso. La carta utilizzata è spessa e ruvida, la sua grana forma un paesaggio di segni propri. 

Lo spazio bianco e il monocromo restituiscono silenzio, in contrasto con l’eccessivo flusso di dati e stimoli visivi imposti dall’esterno contemporaneo. ll tentativo è quello di lasciar parlare le cose, l’energia di cui è fatta la materia, cogliendone gli aspetti che, attraverso l’intuizione, interessano la coscienza umana. 

L’assenza di colore veicola un corpo neutro, aperto a molteplici interpretazioni, che rimanda al teatro, all’essenza spettrale, a una sospensione dello spazio tempo. Un processo che si avvicina alla fotografia, quale immagine tirata fuori dall’azione della luce. “La verità originaria del bianco e nero", come suggerisce Roland Barthes.

Nella fotografia analogica, la sensibilità alla luce della gelatina d’argento consente di captare su supporto i raggi realmente emessi da un oggetto, rivelandoli al termine di un processo chimico manuale unico, inestricabilmente legato a quel preciso momento spazio-temporale. Il disegno a mano su carta mantiene le stesse implicazioni, in quanto prodotto autentico, imperfetto, fragile e deperibile, irripetibile e umano nella sua singolarità. 

Il venir meno del confine tra forma e vuoto, figura e astrazione, realtà tangibile e ombre, materializza l'immobilità del tempo, un'inquieta presenza qui e ora. Sullo sfondo, la violenza, l’irrazionalità e l’impotenza che caratterizzano la storia umana e ne fanno presagire una fine imminente, o forse già avvenuta.


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